Il babywearing ai tempi dei social network: tatto, contatto e ascolto nella piazza virtuale

Il babywearing, come parte integrante dell’accudimento ad alto contatto, è una pratica molto più che antica, quasi ancestrale, solo da poco tempo in Italia socialmente accettata, mentre è molto più comune nel resto d’Europa, soprattutto nel Nord Europa( Germania, Svezia, Paesi Bassi…). Senza scendere in disgressioni antropologiche e socio culturali del perché si porti di più in alcuni paesi anziché in altri, la riflessione più immediata che  viene da fare è che grazie al babywearing , (o viceversa), bambini piccolissimi vengono accettati come esseri sociali e che la vita insieme ed integrata inizia con la nascita. I bambini vanno dovunque con i loro genitori.
Quello che invece si osserva comunemente in Italia è che portare è un po’ rompere gli schemi ed allontanarsi dal maternage tradizionale, non sempre dolce né, tantomeno, ad alto contatto.

Oggi, a toglierci dall’imbarazzo, ci viene in aiuto “ l’internet”, la piazza sociale, dove ci si stringe in gruppi appositi, nati per contarsi, per divulgare “il verbo” e ben presto trasformati in luoghi molto discriminanti e consumistici.

Ma come si fa a portare il babywearing TATTO, CONTATTO E ASCOLTO, in rete dove , per definizione, mancano proprio queste caratteristiche?

Partiamo dalla base: tatto, contatto e ascolto

TATTO Etimologia: deriva dal latino tactum, tangere toccare; è uno dei cinque organi di senso che, attraverso le terminazioni nervose sensitive della pelle permette di riconoscere la forma, la cosistenza e la temperatura di ciò che è esterno.
Il tutto attraverso la pelle, che è l’organo più esteso del nostro corpo oltre a costituirne la barriera( o la porta di ingresso?).
E’ attraverso il tatto che si fanno le più grandi scoperte da neonati e, la cosa che più di tutte ama toccare il neonato è la pelle.

Da qui il CONTATTO. ( dal latino contactum). Per il neonato, il contatto, non è solo un mezzo di conoscenza, ma è proprio un bisogno innato.
Il ”pelle a pelle” cui naturalmente ambiscono i bambini piccoli non è solo di vitale importanza per lo sviluppo celebrale, ma è già scritto nei geni, è puro istinto di sopravvivenza. Indossare e trasportare i propri cuccioli serve proprio per garantire la sopravvivenza della specie. Così accanto al bisogno fisiologico del contenimento, del calore e della vicinanza, c’è un altro importantissimo aspetto organico da prendere in considerazione, che è quello dello sviluppo motorio. Qualitativamente questo va di pari passo con lo sviluppo vestibolare.
Grazie ad alcuni recettori cutanei, i barocettori, che forniscono al cervello la corretta posizione nello spazio, il bambino indossato riesce, innanzitutto, a mantenere e sviluppare al meglio la posizione verticale e poi tramite la continua stimolazione tattile che deriva dal movimento continuo di chi porta il bambino, a cambiare postura per adattarsi al movimento. Tutto questo tramite il tatto ed il contatto.
Chiaramente i benefici vanno ben oltre lo sviluppo organico sensoriale, infatti è proprio l’aspetto socio comportamentale che trae più benefici da questa pratica.
Praticare un alto contatto dal punto di vista fisico porta ad uno sviluppo del legame mamma/bimbo o, più in generale, portatore/portato inteso come attaccamento e quindi base per una indipendenza dello stesso bambino da adulto.

Cominciare a portare un bimbo appena nato può diventare di notevole aiuto anche per la madre in quanto facilita la conoscenza attraverso i sensi.

Ed è proprio questo che significa ASCOLTO. Una madre che indossa il suo bambino sa più prontamente ascoltare i suoi bisogni primari.

In quest’ottica di tatto contatto ed ascolto, il babywearing sembrerebbe essere una cosa molto intima.

Ed infatti lo è, basta pensare al fatto che indossare il proprio bambino significa ammetterlo in un proprio spazio “vitale” costantemente, oltre i confini del proprio intimo. Se pensiamo a questo notiamo facilmente che nella vita di ciascuno di noi nessuno ha questo privilegio.

Come si pone il web nei confronti della pratica del babywearing?

I gruppi nati per aiutare ed aiutarsi nel babywearing, hanno come base proprio l’ascolto o meglio sono nati tutti con questo presupposto. Se da una parte è vero che grazie alle piattaforme del social network si stia diffondendo il babywearing come pratica, dall’altra le modalità di questa diffusione non sono sempre corrette.
Se è vero che il babywearing non è semplicemente indossare un bimbo, ma è anche farlo in maniera corretta, rispettando la fisiologia e mantenendo la sicurezza nella pratica e scegliere il giusto supporto, osserviamo che il babywearing stia diventando sempre più consumistico e dettato da alcune regole che magari in linea teorica sono corrette, ma poi proprio per la concezione di ASCOLTO, diventano fuorvianti.

Si tende sempre di più a discriminare determinati supporti sia dal punto di vista tecnico che di costo per due ragioni principali: le regole imposte e l’estetica.
Infatti, se sempre più spesso si sente dire che assolutamente il marsupio non è corretto fin di primi mesi di vita del bambino.

Sembra di vedere cacciatori a caccia di prede sempre più costose, la ricerca della fascia perfetta e la stigmatizzazione di posizioni e supporti assolutamente da evitare.

Ma il tatto e l’ascolto dove sono finiti?

Estratto dalla tesi di Valentina Pirito, Consulente Babywearing Italia e titolare franchising bIOebimbo

Un commento

  1. Eleonora Strambini

    Hai perfettamente ragione, purtroppo in rete c’è anche molta speculazione di negozi online e dipendenza da supporti, che viene sottovalutata: strano pensare che persone comuni abbiano 20 supporti per portare di cui alcuni high-end di valore superiore a 300 – 500 euro e una paga media da impiegata o operaia, questo fa capire quanto il babywearing della rete sia lontano dal significato originale e quanto possa la rete fuorviare dai veri valori dell’alto contatto. Mi viene da ridere quando una mamma che ha un bimbo di 4 mesi e ha portato solo con un elastica, chiede il bland o la grammatura di una fascia…termini che farebbero accapponare la pelle a chi ha fondato questa pratica e che sostiene che il percorso portato, che si conclude quando il bimbo è notoriamente indipendente, può essere svolto con una sola fascia in puro cotone.

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